Nel settembre 2007, a causa di forti rincari i monaci buddisti guidano una pacifica protesta popolare. Il governo reprime la protesta con la violenza, causando numerosi morti e la carcerazione di massa degli oppositori. Da questo momento si intensifica la repressione: monasteri birmani sono costante oggetto di attacchi e saccheggi da parte dell’esercito. Migliaia di monaci vengono uccisi e letteralmente “spariscono” grazie a cremazioni in massa dei cadaveri. Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari. Il 2 maggio 2008 il ciclone Nargis si abbatte sulla Birmania devastando ulteriormente il paese. Il popolo non viene avvisato del disastro incombente. Il governo ne approfitta per portare avanti con più agio un referendum truccato per l’approvazione di una costituzione che di fatto mantiene lo status quo. La costituzione viene approvata. Ad Aung San Suu Kyi viene prorogato poche settimane dopo l’arresto di altri sei mesi.
continua
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