Retorica e bugie sugli aiuti

ciclone nargis

Numerosi rapporti testimoniano che, nonostante le promesse fatte al segretario dell’ONU Ban Ki-Moon, Than Shwe non ha affatto abolito le restrizioni imposte agli operatori internazionali in Birmania. Un gran numero di agenzie non ha ancora ricevuto i visti d’ingresso dalle ambasciate e il regime ha impedito l’accesso alle navi e agli elicotteri militari stranieri necessari per la consegna degli aiuti. Anche alcuni cittadini birmani che stavano tentando di distribuire cibo e generi di prima necessità sono stati mandati via dalle forze di polizia.

La retorica del regime sottolinea l’inutilità dei soccorsi. La ”Nuova luce di Myanmar”, l’organo ufficiale della giunta, esorta i sopravvissuti a fare a meno delle ‘barrette di cioccolato’ offerte dagli stranieri e a mangiare le rane delle acque dell’Irrawaddy, dove ancora galleggiano i cadaveri in decomposizione. Dopodiché avverte la popolazione di stare attenta che gli operatori internazionali non approfittino della situazione per “ficcare il naso nelle case”.

Intanto molti sopravvissuti stanno ricevendo cibo avariato al posto di quello di buona qualità consegnato dai governi esteri. Un residente straniero a Rangoon ha testimoniato che le barrette ad alto contenuto proteico del World Food Program sono state spedite ad un magazzino militare e sono state scambiate con barrette insipide e di bassa qualità prodotte dal Ministero delle Industrie per le vittime del ciclone.

Non si sa se il cibo di alta qualità sia stato venduto al mercato nero o consumato dai militari.

Commento:
Basta aiuti umanitari alla giunta militare!

http://www.4burma.org/contStd.asp?lang=it&idPag=418

 

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