Il terremoto che recentemente ha colpito la Cina è una metafora di ciò che ha colpito questo immenso paese, martoriato da una dittatura che da oltre 50 anni svilisce e reprime ogni diritto umano essenziale.
La stampa di denuncia dei diritti umani non riscuote altrettanto successo di un terremoto di scala 7,9 richter, forse perché non ci sono immagini che possano competere con il terremoto “reale” che ha spianato migliaia di case, scuole, edifici costruiti con criteri di “risparmio” invece di essere edificati seguendo criteri di costruzione antisismici, e perciò fatti di cartapesta o meglio di tofu come gridavano migliaia di manifestanti raccolti ai funerali delle vittime.
Le tragiche immagini provenienti dal distretto di Sichuan illustrano chiaramente più di ogni frase o commento quello che è accaduto: il capo villaggio si è prostrato in ginocchio, mortificato e supplicante davanti ai parenti, alle madri dei bambini morti nel crollo di una delle migliaia di scuole distrutte in cui sono morti diecimila bambini.
Le case dei leaders politici hanno resistito alle scosse e le comunità inferocite che hanno visto crollare le proprie case e perdere i propri cari, domandano a gran voce giustizia. Ma una giustizia non sembra esserci, almeno non ora, e non potrà esserci fino a quando la nomenclatura comunista per mantenere il monopolio del potere e impedire la nascita di opposizioni, non ammetterà nessun tipo di autonomia della società civile.
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