
Tiziano Terzani arrivò in Cina nel 1980 deciso a vivere il mito del comunismo cinese il cui fascino tanto peso aveva esercitato sui giovani di tutto il mondo. Diventò un cinese a tutti gli effetti e visitò il paese per ogni dove per scoprire alla fine che le sue illusioni erano per la maggioranza dei cinesi in realtà vissute come un incubo. Nel 1984 venne arrestato, interrogato pesantemente, “rieducato” ed infine espulso dal paese.
Leggiamo alcuni passi tratti dal suo libro “Un indovino mi disse”, che letti alla luce degli avvenimenti recenti che riguardano il Tibet, assumono un valore “profetico”.
Davvero straordinario il Tibet! Per secoli si tiene fuori del mondo, chiuso, inaccessibile, e per secoli, nell’isolamento, escludendosi da qualsiasi altro campo di ricerca, pratica la “scienza dell’interno”. Poi arrivano i primi esploratori. All’inizio del secolo gli inglesi entrano a Lhasa, cinquant’anni dopo i cinesi occupano il paese, ne fanno una sorta di colonia e centomila tibetani scappano. Ma è con quella diaspora che s’innesta la bomba a tempo della vendetta.
Il buddismo tibetano prima praticato esclusivamente nelle regioni dell’Himalaya e in Mongolia, si propaga nel mondo. La capitale del Dalai Lama in esilio, a Dharamsala, a nord di Delhi, diventa meta di pellegrinaggio per migliaia di giovani occidentali in crisi. I guru tibetani che s’istallano ovunque, dalla Svizzera alla California, prendono il posto degli yogi che avevano in passato conquistato l’anima dell’Europa in cerca di esotismi.(…)
Il Tibet è sulla bocca di tutti, il Dalai Lama diventa una figura mitica, una sorta di secondo papa, il papa giallo, ricevuto da tutti come capo spirituale, ma anche come capo del governo tibetano in esilio. I cinesi, occupando il Tibet, hanno indirettamente gettato i semi del buddismo tibetano nel mondo e si sono praticamente messi una bomba in casa. La simpatia per la causa tibetana cresce; l’interesse per l’aspetto spirituale diventa politico e il Dalai Lama, che entra ospite d’onore, in Vaticano, alla Casa Bianca, all’Eliseo e nelle varie cancellerie del mondo, diventa il simbolo della lotta contro il regime totalitario di Pechino.
Tiziano Terzani - Un indovino mi disse
Longanesi 1995
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