La fiaccola olimpica che attraverserà il Tibet nel mese di Maggio e Giugno rischia di “bruciare” i suoi stessi sponsor. L’enorme cifra pagata dai 12 top sponsor (ca. 100 milioni di dollari ciascuno) per apparire con il loro marchio ai Giochi olimpici di Pechino 2008 potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Adidas, Atos, Lenovo, Manulife, Panasonic, Coca Cola, Samsung, Swatch, Anheuser-Busch, BHP Billiton, Eastman Kodak, Microsoft, Visa, Volkswagen, Ups e altre società coinvolte nell’organizzazione dei giochi per un costo di circa 2.1 miliardi di dollari sono nel mirino delle numerose polemiche e dibattiti sull’eventuale boicottaggio delle Olimpiadi a causa degli atti di repressione cinesi in Tibet ed in Birmania, nonché delle più torbide questioni in Darfur. Proprio dall’associazione umanitaria Dream for Darfur, fondata dall’attrice Mia Farrow, arrivano le prime avvisaglie di un imminente “bufera” causata anche dalle report cards ormai famose su Internet, una sorta di votazione (dalla A alla F) sull’operato delle grosse multinazionali in merito alle questioni riguardanti il Darfur e le campagne umanitarie promosse dalla stessa associazione. I risultati delle “pagelle” mettono a repentaglio l’immagine degli sponsor; quello che doveva essere un affare pubblicitario da miliardi non solo rischia di essere vanificato ma potrebbe addirittura trasformarsi in una grossa perdita. Nonostante Coca Cola e Samsung abbiamo espressamente dichiarato che le questioni olimpiche non devono essere inficiate dalla politica, si percepisce una nota di preoccupazione tra gli addetti ai lavori per la delicata situazione.
Buona parte dell’opinione pubblica potrebbe rimanere condizionata dal fatto che una lattina di Coca Cola o un telefonino Samsung siano l’emblema della compartecipazione ad atti di violazione dei diritti umani in cambio di un ritorno economico. È quindi lecito chiedersi quanto convenga esporre il proprio “volto” collegandolo a tali riprovevoli fatti. Potrebbe essere un’onta difficile da cancellare.
Per ora, il silenzio e l’astensione da qualsiasi presa di posizione definitiva sembrano le mosse più convenienti, tuttavia il futuro imporrà ad ognuno scelte che avranno in ogni caso delle conseguenze. Il tempo ce ne mostrerà gli effetti.
Il battito d’ali di una farfalla a New York può far scatenare un tornado a Pechino!
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