TAIWAN E LA MOSSA DEL CAVALLO*

cavallo di scacchi 

cavallo di scacchi

Un racconto di fantapolitica.

Voci di corridoio. Voci sussurrate. ma prese ormai seriamente in considerazione dalle maggiori Agenzie di Geopolitica e Studi Strategici. Voci, rumors indicherebbero Taiwan come la possibile protagonista di una mossa strategica nei prossimi giorni per affermare la sua indipendenza dalla Cina. Lo scenario dove dovrebbero verificarsi tali eventi di portata mondiale e con esiti imprevedibili, sono naturalmente, manco a dirlo, le Olimpiadi di Pechino 2008.  Per il Governo cinese questi Giochi sono una grande vetrina geopolitica, ma anche un grande investimento economico finanziario, lo sappiamo. Ma qualcosa, potrebbe andare storto.  Qualcosa in realtà sta già andando storto. I tragici eventi che si stanno verificando in Tibet sono sotto gli occhi di tutti. La situazione del Tibet, da parte delle autorità taiwanesi è continuamente monitorata. Entrambi i candidati alle elezioni presidenziali di sabato 22 marzo, aggiornano di continuo le loro posizioni nei confronti di Pechino mano a mano che nuove notizie arrivano dalle città tibetane , e sembra che il Tibet sia diventato, a pochi giorni ormai dalle elezioni,  un argomento che potrebbe spostare una larga parte di voti. 

http://www.iht.com/articles/ap/2008/03/18/asia/AS-GEN-Taiwan-Ma.phphttp://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/7301279.stmhttp://www.reuters.com/article/worldNews/idUSPEK30875420080318 

Taiwan, visto anche il contesto che si sta sviluppando ed è in rapido movimento,  potrebbe inventarsi una azione, una mossa strategica efficace e imprevedibile come la mossa del cavallo, che si innesterebbe tra l’altro su una crisi già in atto, quella del Tibet. Cerchiamo di capire i meccanismi che si muovono dietro alle apparenze.  Ma andiamo con ordine. 

ARROCCO ED ISOLAMENTO DI TAIWAN

La Cina sta, ormai dal 1971, anno in cui Taiwan venne cacciata dall’Onu, facendo terra bruciata intorno a Taiwan. Il governo di Pechino si compra a suon di dollari i pochi alleati rimastigli nel mondo. Due degli ultimi Stati a cedere alle lusinghe, si fa per dire, della Cina sono il Costarica e il Malawi: il primo in cambio del taglio delle relazioni diplomatiche con Taiwan ha ricevuto uno stadio di calcio da 40 mila posti, nuovo di zecca, il secondo ha rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan, per instaurarle con il governo della Cina comunista, dietro pagamento si dice di parecchi miliardi di dollari.  In questo modo Pechino rafforza i già forti legami politici ed economici nel mondo grazie alla sua generosa disponibilità finanziaria e al suo status di Superpotenza. Ma dal punto di vista di Taiwan, cresce l’isolamento internazionale, lo stato di debolezza, la situazione di arrocco. E’ per questa situazione di sostanziale isolamento che il partito indipendentista (DPP), ha voluto fortemente questo referendum popolare. Sono appena 24 i paesi, ormai, che riconoscono Taiwan. Tutti gli altri compresa l’Europa e l’Italia non la considerano una nazione, e si accontentano di avere rapporti commerciali senza concedere l’apertura di sedi diplomatiche. A questo punto, quando il mondo intero, compreso l’Occidente libero, considererà e sosterrà il principio della “One China Policy”, l’isolamento sarà completato, e la Cina non dovrà fare altro che mangiarsi Taiwan in un solo boccone.  Il partito indipendentista al potere a Taiwan ha subito nelle ultime elezioni del 12 gennaio scorso una pesante sconfitta, ad opera dei nazionalisti del Kuomintang (KTM), che hanno una posizione politica più “morbida” nei confronti di Pechino.Sabato 22 marzo si voterà per le presidenziali, e nello stesso giorno si terranno i referendum, per chiedere alla popolazione di esprimersi sulla richiesta di ritorno di Taiwan nelle Nazioni Unite. L’intenzione manifestata dal governo di Taiwan ha, a suo tempo, fatto infuriare Pechino, che considera l’ipotesi un primo passo verso la dichiarazione d’indipendenza del “suo territorio”.Se Taiwan si ostina a scalare la montagna dell’indipendenza, la Cina non potrà fare altro che farle pagare un caro prezzo, l’unica risposta a questa mossa sconsiderata”, dice Pechino. Infatti, secondo una legge approvata nel 2005, la Cina è obbligata ad intraprendere qualunque azione, compreso l’uso della forza se necessario, se Taiwan ricerca “un’indipendenza formale”. Alla Cina questo referendum del 22 marzo interessa molto di più delle elezioni che hanno visto trionfare il KTM, nonostante la vittoria elettorale dei nazionalisti sia certamente più gradita.

LA MOSSA DEL CAVALLO

La mossa in questione Taiwan potrebbe inventarsela tra poche settimane prima delle Olimpiadi, dopo l’esito delle elezioni presidenziali ma soprattutto dopo l’esito dei referendum. Nel caso che Taiwan cerchi di rompere l’assedio nella quale è costretta e ricerchi un indipendenza formale e sostanziale, gli si offre una occasione rara, anzi unica e irripetibile. Dichiarare la propria indipendenza così a ridosso dei Giochi metterebbe il Governo di Pechino in una situazione di imbarazzo fortissimo. Con opzioni negative su tutta la linea. 1- Se reagisse militarmente si giocherebbe le Olimpiadi! Già ora nei paesi occidentali si parla a gran voce di boicottaggio delle Olimpiadi, per la situazione di collasso del Tibet. Molte nazioni diserterebbero i Giochi in segno di protesta e cancellerebbero le proprie partecipazioni con danni evidenti d’immagine alla Cina che ha lavorato così tanto su questo aspetto.2- Se aspettasse la fine dei Giochi per reagire, farebbe passare un arco di tempo sufficiente a vanificare qualsiasi attacco, perché nel frattempo Taiwan avrebbe sicuramente riconoscimenti ufficiali a livello mondiale e ciò escluderebbe di fatto qualsiasi offensiva militare, rendendo politicamente non perseguibile tale opzione.D’altro canto per il governo di Pechino rimanere fermo e non muoversi sarebbe un fatto grave e anche peggiore, perché la Cina verrebbe “sputtanata” e perderebbe la faccia per tutta l’Asia. Ora è veramente praticabile una tale strategia? Saranno veramente così coraggiosi i leaders politici taiwanesi?   E’ possibile una tale azione, capace di suscitare un vespaio che porterebbe sicuramente ad una crisi internazionale e forse ad una guerra mondiale?E infine, dopo il piccolo Davide tibetano, è possibile che anche il piccolo Davide taiwanese sfidi il possente e minaccioso Golia cinese?  Vedremo.

* LA MOSSA DEL CAVALLO -  E’ un pezzo degli scacchi che non si muove in un modo rettilineo e scontato, ma in maniera piuttosto imprevedibile. A differenza degli altri pezzi può saltare qualsiasi altro pezzo e il suo saggio uso può riaprire partite date già per perse. Per usare questa mossa bisogna avere il coraggio di rovesciare il gioco fatto fino a quel momento.

2 Responses to “TAIWAN E LA MOSSA DEL CAVALLO*”

  1. puniamoli economicamente, ecco una petizione per chiedere ad Apple di abbandonare il paese:
    http://www.petitiononline.com/it342522/petition.html

  2. Siamo d’accordo la redazione condivide il principio ed il contenuto.

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