Gli Stati Uniti hanno deciso che la Cina non è più nella lista nera dei dieci paesi “più feroci” per quello che riguarda i diritti umani
Condanne a morte inflitte con riti sommari, torture per estorcere confessioni, uso massiccio dei lavori forzati, forme di repressione sempre più dure per controllare i media e Internet e per reprimere le minoranze religiose questo accade in Cina.
Grandi multinazionali ma anche istituzioni sportive e governi come quello inglese e ora quello americano appaiono sempre più disposti a chiudere entrambi gli occhi sul tema dei diritti umani per non entrare in conflitto con Pechino.
Questo atteggiamento da parte dell’amministrazione americana vuol dire rinunciare a forme concrete di pressione proprio in un momento nel quale la repressione si abbatte su centinaia di monaci tibetani, su giornalisti e blogger che vorrebbero raccontare quanto accade nel paese.
Una questione che tocca da vicino il nostro futuro perché il liberismo senza democrazia è una formula politica che piace ai potenti di ogni parte del mondo, Occidente incluso.
abstract da
Roberto Reale
Segretario Isf
Information Safety and Freedom
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