Sequestrate trenta tonnellate di acciaio radioattivo sparse in tutta Italia: erano arrivate dalla Cina
ROMA (1 marzo) – I carabinieri del Comando tutela ambiente hanno sequestrato nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova trenta tonnellate di acciaio inox contaminato da Cobalto 60, isotopo radioattivo caratterizzato da elevata radiotossicità e tempi di dimezzamento della carica radioattiva di sei anni.
Le trenta tonnellate di acciaio inossidabile radioattivo sono state importate dalla Cina. Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, è giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto.
Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da cobalto-60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere).
La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva sfuggiata al controlla delle autorità. Parte del materiale, dopo essere stato lavorato, è stato di nuovo esportato e si troverebbe ora in Croazia, Turchia, Egitto, Polonia e Kazachistan. L’Interpol è stata allertata.
Considerato lo spessore e le qualità dell’acciaio in questione, si legge nel comunicato dei carabinieri, esso può essere utilizzato solamente per lo produzione di impianti industriali, o parte di essi: «si esclude quindi in modo assoluto che esso sia stato impiegato nella realizzazione di oggetti destinati all’uso domestico (pentole, posate, reti di letti, lavabi) o di largo impiego come auto o elettrodomestici.
Il pronto recupero dell’acciaio radioattivo, sia questo commercializzato che quello ancora in giacenza consentono di escludere ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente».
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