Pubblicato il Luglio 1, 2008 di taimni
Quando, nel 1988, gli eventi politici in Birmania portarono il Paese sotto il dominio della dittatura militare, gli altri stati del sud est asiatico mostrarono un atteggiamento di apertura verso la giunta, nella convinzione che una tale politica avrebbe stimolato un processo di democratizzazione. Pertanto essi strinsero con la Birmania, rinominata Myanmar dai suoi nuovi padroni, relazioni diplomatiche e accordi commerciali arrivando, nel 1997, ad accoglierla nell’ASEAN (Association of South-East Asian Nations - Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale) (1).Tuttavia la Birmania divenne presto una presenza imbarazzante per gli altri paesi membri, a causa della sistematica violazione di diritti umani attuata dalla giunta militare. Di conseguenza, nel 2006 l’ASEAN fu costretta a mutare la propria politica, arrivando ad invitare la Birmania a rinunciare al suo turno di presidenza dell’Associazione.
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Pubblicato il Giugno 30, 2008 di taimni

Il fenomeno dei bambini soldato è purtroppo molto diffuso e si innesta in contesti dove, in nome del potere, si schiacciano i fondamentali diritti umani. Nel febbraio 2007, si è tenuta a Parigi una conferenza internazionale sul tema “Liberiamo i bambini dalla guerra”. Al termine della conferenza, i rappresentanti dei 58 Stati partecipanti (tra cui molti di quelli in cui il numero dei bambini soldato è particolarmente alto) si sono impegnati a porre fine, in tutto il mondo, all’arruolamento illegale e all’utilizzo di bambini da parte di forze o gruppi armati. Ma dietro le belle parole e le buone “intenzioni”, risulta chiaro che ancora troppi minori dovranno morire in perversi giochi di guerra. L’unico risultato concreto della conferenza è stata la redazione dei “Principi di Parigi”, una serie di regole e linee guida per la protezione dei minori dall’arruolamento e la loro riabilitazione fisica e psicologica. In essi i “bambini soldato” vengono definiti: “minori facenti parte di qualsiasi tipo di forza armata regolare o irregolare, con qualsiasi funzione, comprese quelle di cuoco, facchino, messaggero e tutti i bambini che accompagnano tali gruppi al di fuori delle loro famiglie”. Rientrano nella definizione anche i bambini e le bambine reclutate forzatamente per motivi sessuali e/o per matrimoni forzati.
leggi l’intero articolo…
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Pubblicato il Giugno 27, 2008 di taimni

Il regime dittatoriale dei generali birmani non riesce a sopportare neanche il sussurro di una voce di libertà. Nel settembre 2007, durante la sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta guidate dai pacifici monaci buddisti, la mannaia del potere non ha risparmiato neanche gli attori.
Il 25 settembre Par Par Lay, leader della famosa compagnia teatrale “Moustache Brothers” (che mette alla berlina il regime militare attraverso feroci parodie della vita in Birmania) è stato prelevato dalla sua abitazione e portato via dalla polizia in piena notte. Ha passato più di un mese in carcere.
La storiella che ha causato l’ennesimo arresto dell’attore è un’ironica e lucida rappresentazione della realtà: “U Par Par Lay va in India a farsi curare un dente. Il dentista si chiede come mai il Birmano sia venuto fino in India e gli domanda: ‘Non avete dentisti in Birmania?’ ‘Oh sì, ci sono dottore’ dice il Sig. Par Par Lay. ‘Ma in Myanmar, non possiamo aprire la bocca’”.
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Pubblicato il Giugno 26, 2008 di taimni
L’articolo 27 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 precisa che: “Le persone hanno diritto, in ogni circostanza, al rispetto della loro personalità, del loro onore, dei loro diritti familiari, delle loro convinzioni e pratiche religiose, delle loro consuetudini e dei loro costumi. Esse saranno trattate sempre con umanità e protette, in particolare, contro qualsiasi atto di violenza o d’intimidazione, contro gli insulti e la pubblica curiosità. Le donne saranno specialmente protette contro qualsiasi offesa al loro onore e, in particolare, contro lo stupro, la coercizione alla prostituzione e qualsiasi offesa al loro pudore…” (1) Il problema non riguarda quindi la legge ma il fatto di rispettarla. In primo luogo, secondo il diritto internazionale, tali crimini sono perseguibili solo all’interno dello stato in cui sono stati commessi e non possono essere devoluti ad un tribunale internazionale. Cosa fare allora quando il mandante è il governo stesso? Per dirla con le parole di Naw Zipporah Sein, non resta che inseguire “Il sogno di una vita senza guerra”. La segretaria generale per la Karen Women’s Organization, che dal 1995 vive in un campo di rifugiati in Tailandia, così racconta: “L’esercito birmano controlla le nostre regioni attraverso il lavoro forzato, i rapimenti, le torture, le uccisioni e la distruzione dei nostri beni. Vengono distrutti campi, risaie e interi villaggi. I contadini vengono picchiati sistematicamente e le donne rapite e uccise impunemente. I rapimenti da parte dei soldati birmani sono un’arma tanto popolare in questi attacchi violenti che, come donne, siamo diventate l’obiettivo della guerra” (*) (2).
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Pubblicato il Giugno 24, 2008 di taimni

Ovunque esista una dittatura esiste un regime che succhia le energie vitali del sistema. Ovunque esista schiavitù e sfruttamento sono presenti aziende pronte a speculare guadagni sulla vita di chi muore in silenzio. Sono principalmente cinesi, tailandesi, malesi e indiane le aziende che commerciano con la Birmania continuando ad alimentarne la linfa vitale. Niente ha scosso o minato i rapporti commerciali fra questi paesi, nonostante la durissima politica di repressione messa in atto dal regime birmano.Secondo un rapporto di Human Rights Watch (HRW) intitolato “Burma: Foreign Investment Finances Regime.” Il regime del Myanmar gestisce per proprio lucro oltre il 90%
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Pubblicato il Giugno 23, 2008 di taimni

Settembre 2007. In segno di protesta contro la dittatura militare i monaci birmani decidono di rifiutare le offerte di sostentamento dei militari e delle loro famiglie. Compiono il “patam nikkujjana kamma” ossia l’atto di capovolgere la ciotola. Questo grande gesto simbolico ha un precedente nella storia della Birmania. Già nel 1990 i monaci avevano attuato il boicottaggio nei confronti delle offerte provenienti dal regime, per rendere tangibile la propria disapprovazione e indignazione. La decisione era stata provocata dalla repressione violenta compiuta dai militari sui pacifici manifestanti che commemoravano il secondo anniversario della rivolta democratica del 1988. Come conseguenza di tale gesto alcuni monaci vennero uccisi e circa 3.000 imprigionati.
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Pubblicato il Giugno 21, 2008 di taimni

I Karen sono la principale minoranza etnica in Birmania, più di cinque milioni di Karen popolano le montagne nell’est del paese, al confine con la Tailandia.
La Karen National Union è il principale movimento per la liberazione dei Karen, dal 1948 in lotta per l’autonomia contro il governo Birmano. Nel 1997 lo “State Peace and Development Council”, o SPDC (prima conosciuto come “State Law and Order Restoration Council”, o SLORC) ha schiacciato la Karen National Union (KNU) che da allora porta avanti operazioni di guerriglia.
Il Karen National Liberation Army (KNLA) è il braccio armato della Karen National Union e conta circa 6.000 combattenti.
Per l’esercito Birmano i cinque milioni di Karen e i 6.000 ribelli del Karen National Liberation Army sono la stessa cosa. Negli ultimi 12 anni, sono stati distrutti più di 3.000 villaggi, milioni di persone hanno perso la loro casa e i morti tra i civili sono stati migliaia. Quando non li uccide, il regime normalmente tortura e mutila i birmani di etnia Karen o li usa come schiavi. “Quando i militari sono arrivati al villaggio hanno arrestato sette residenti sospettati di avere rapporti con il Karen National Liberation Army, li hanno legati per i piedi e appesi a testa in giù per ore.
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Pubblicato il Giugno 20, 2008 di taimni
Oltre al pesante bilancio di morti e dispersi, il disastro senza precedenti che ha colpito il delta dell’Irrawaddy, zona chiave per la pesca e l’agricoltura, avrà un impatto drammatico anche sull’economia birmana. I prezzi lievitano, la domanda scende, ma la reale minaccia è di una carestia su larga scala. Le prospettive già per nulla rosee sono aggravate dall’incuria di un governo rapace che, se da una parte abbandona a se stessi i contadini, dall’altra riesce a lucrare sul rialzo dei prezzi rivendendo all’estero (la giunta ha il monopolio delle esportazioni) e al mercato nero il riso degli aiuti umanitari destinati ai sopravvissuti.
I danni più rilevanti interessano i terreni. Il passaggio di Nargis ha sommerso di acqua salata 200 mila degli 1,3 milioni di ettari delle fertilissime risaie del delta,
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Pubblicato il Giugno 17, 2008 di taimni
Un raccapricciante gioco di prestigio et voilà: i beni di prima necessità inviati in Birmania come aiuti umanitari si trasformano in denaro sonante nelle tasche del famigerato esercito birmano.
Le milizie governative hanno infatti sequestrato candele, pasta secca, sacchi di grano e riso con l’emblema delle organizzazioni umanitarie vendendoli poi nei mercati di Rangoon. La sconvolgente notizia, denunciata da “El Mundo” il 22.5.2008, rivela la destinazione finale di gran parte degli aiuti internazionali che dovrebbero sfamare la popolazione: “vengono sottratti dall’esercito filogovernativo per essere successivamente rivenduti nei mercati dell’antica capitale […]. Il riso straniero è più caro perché è fresco e non
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Pubblicato il Giugno 16, 2008 di taimni
Nel settembre 2007, a causa di forti rincari i monaci buddisti guidano una pacifica protesta popolare. Il governo reprime la protesta con la violenza, causando numerosi morti e la carcerazione di massa degli oppositori. Da questo momento si intensifica la repressione: monasteri birmani sono costante oggetto di attacchi e saccheggi da parte dell’esercito. Migliaia di monaci vengono uccisi e letteralmente “spariscono” grazie a cremazioni in massa dei cadaveri. Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari. Il 2 maggio 2008 il ciclone Nargis si abbatte sulla Birmania devastando ulteriormente il paese. Il popolo non viene avvisato del disastro incombente. Il governo ne approfitta per portare avanti con più agio un referendum truccato per l’approvazione di una costituzione che di fatto mantiene lo status quo. La costituzione viene approvata. Ad Aung San Suu Kyi viene prorogato poche settimane dopo l’arresto di altri sei mesi.
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