Posted on Agosto 13, 2008 by taimni
Oggi 8-08-2008 commemoriamo il ventennale della strage in Birmania con un altro triste avvenimento: la morte dello Spirito olimpico. Il regime comunista è riuscito infatti ad uccidere i valori sportivi dell’Olimpiade (non più collegamento profondo tra gli esseri al di là delle abituali divisioni basate su razza, cultura e religione) lasciando aleggiare solo il suo triste fantasma.
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Posted on Agosto 7, 2008 by taimni
Birmania/Cina: attivisti chiedono di non comprare i souvenir Olimpici fatti con la “giada sporca di sangue”
Da: Inter Press Service
“I partecipanti e gli spettatori dei Giochi Olimpici di Pechino dovrebbero boicottare souvenir e gioielli fatti con la giada birmana, per non sostenere gli abusi commessi nell’ambito dell’industria mineraria in Birmania”. Questo è l’appello lanciato alla vigilia della cerimonia di apertura dal gruppo di attivisti All Kachin Students and Youth Union (AKSYU). Secondo un rapporto dell’ AKSYU intitolato “La giada insanguinata: le pietre birmane e i Giochi di Pechino”, (1) circa il 90 % della giada venduta in Cina proviene da Hpakant, nello stato Kachin, lungo il confine tra Cina e Birmania. Il rapporto denuncia le deplorevoli condizioni di lavoro dei minatori, le epidemie di AIDS e la distruzione dell’ambiente provocati dall’industria mineraria controllata dai militari, che costituisce una delle principali fonti di denaro proveniente dagli investimenti stranieri
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Posted on Agosto 6, 2008 by taimni
Maung Maung è un esule birmano. Uno delle migliaia. Segretario generale della Federazione Birmana dei Sindacati (FTUB) vive in esilio in Thailandia dagli anni ’80. Dopo il colpo di stato del 1962 tutte le forme di aggregazione, comprese le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei giornalisti, sono state abolite ma durante la rivolta degli studenti, nel 1988, i lavoratori sono stati comunque presenti e hanno dato il loro sostegno contro il regime totalitario dei militari. La reazione non si è fatta attendere e il 18 settembre del 1988 tutte le organizzazioni sindacali sono state dichiarate fuorilegge e i loro dirigenti costretti a dimettersi o a rischiare l’arresto. Infatti, chi non si è sottomesso a questo divieto e ha cercato di ricostituire una forma di sindacato, è stato arrestato. Per questo Maung Maung, condannato per terrorismo, ha sopportato 7 anni di carcere duro. A molti suoi colleghi è andata anche peggio e hanno dovuto scontare pene fino a 20 anni.
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Posted on Agosto 5, 2008 by taimni
L’organizzazione non governativa Burma Campaign UK, in un rapporto intitolato “Insuring Repression”, ha denunciato l’ignobile collusione tra i Lloyd’s di Londra e la giunta militare birmana. Il rapporto è il risultato di un’inchiesta che ha coinvolto più di 500 compagnie assicurative in tutto il mondo, 200 delle quali (a Londra, Antwerp, Singapore, Thailandia, Germania, Bermuda, Giappone e Malesia) non sono state in grado di “chiarire” le loro relazioni con la giunta birmana. I contratti assicurativi stipulati con le compagnie straniere muovono un flusso di miliardi di dollari nelle casse del regime e, oltre ad aver arricchito la ristretta elite vicina ai generali, hanno drammaticamente rinforzato le fila dell’esercito. (1)
http://www.4burma.org/contStd.asp?lang=it&idPag=485
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Posted on Agosto 1, 2008 by taimni
Posted on Agosto 1, 2008 by taimni
Il 5 giugno 2008 Amnesty International ha pubblicato “Crimes against humanity in eastern Myanmar”, un’analisi sulla situazione dei diritti umani in Birmania. Sembra che il quadro offerto dalla pubblicazione, unito alle recenti notizie sull’inaccettabile gestione della Giunta militare riguardo alla tragedia del ciclone Nargis, sia finalmente riuscito a dare uno scossone ad alcune coscienze. I dati contenuti nel rapporto mettono in luce in particolare le violenze commesse dall’esercito governativo birmano, la Tatmadaw, sulla minoranza etnica Karen stanziata nello Stato del Kayin e nella divisione di Bago, in un periodo che va dal 2005 al 2007.
leggi l’articolo:
http://www.4burma.org/contStd.asp?lang=it&idPag=482
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Posted on Luglio 30, 2008 by taimni
È tramite il mondo sommerso della “blogosfera” dei giovani studenti birmani, unico vero canale di testimonianze in tempo reale, che siamo venuti a conoscenza degli orribili misfatti perpetrati dalla giunta militare al governo in questo Paese contro monaci buddisti, dissidenti e semplici cittadini. I blogger hanno avuto il coraggio di sfidare la censura di un regime al potere da oltre 40 anni con l’ausilio di blog, video ed e-mail. Esiste una produzione video di qualità spesso amatoriale (che ha il suo sbocco naturale su YouTube) realizzata con cellulari e piccole videocamere portatili. Ma è un’attività molto pericolosa: le autorità stanno infatti perquisendo abitazioni e arrestando centinaia di attivisti, nel tentativo di chiudere i blog, bloccare internet e le rare connessioni ad alta velocità. Recentemente sono stati arrestati due giovani blogger, Ma Thin July Kyaw e Nay Phone Latt, che versa in gravi condizioni di salute in carcere.
http://www.4burma.org/contStd.asp?lang=it&idPag=472
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Posted on Luglio 29, 2008 by taimni
La Birmania occupa uno degli ultimissimi posti nella graduatoria mondiale della libertà di stampa. I dati sono eloquenti: secondo la classifica di Reporter Senza Frontiere, si colloca al 164° posto su 169, seguita, nell’ordine, soltanto da Cuba, Iran, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. Le libertà di parola e di stampa non sono garantite dalla legge e qualsiasi pubblicazione, compresi fumetti, pubblicità e illustrazioni, viene censurata da un’apposita divisione del Ministero dell’Informazione. Come accade per i regolamenti carcerari, anche in Birmania restano in vigore molte leggi che risalgono ancora al periodo coloniale. L’assoluta mancanza di libertà di espressione permette di cogliere in pieno la realtà di questo Paese tenuto in ostaggio da una giunta militare liberticida. Ma non è sempre stato così.
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http://www.4burma.org/contStd.asp?lang=it&idPag=479
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Posted on Luglio 28, 2008 by taimni
La tortura psicologica, il cui uso in Birmania è notevolmente aumentato nel corso degli anni, lascia cicatrici che guariscono raramente e uno stato di angoscia che dura tutta la vita e per il quale non esiste cura. Durante gli interrogatori e la detenzione, le autorità minacciano costantemente i prigionieri, rimarcando la loro facoltà non solo di interrompere le visite dei familiari o prolungare il periodo di detenzione, ma anche di picchiarli, violentarli e persino ucciderli. Altre volte minacciano di imprigionare o far del male ai loro parenti, amici e colleghi. Di tutti gli abusi subiti danno la colpa alle vittime stesse, a cui viene detto che sono torturate perché non rispondono adeguatamente agli interrogatori.
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Posted on Luglio 25, 2008 by taimni
La tortura, fisica e psicologica, è ampiamente in uso nelle carceri birmane ed è mirata a spezzare la volontà dei prigionieri, umiliandoli e privandoli di ogni dignità umana. Grazie alla testimonianza degli ex reclusi è stato possibile per l’Occidente venire a conoscenza degli abusi praticati ai danni dei detenuti, per la maggior parte politici. La restrizione dei movimenti del prigioniero tramite manette, corde e ceppi, è di per sé un tipo di punizione. I ceppi arrivano a pesare anche 6 chili, rendendo la deambulazione molto difficoltosa e dolorosa. Sono usati sempre durante la detenzione in isolamento, abbinati ad altre forme di tortura. I prigionieri possono anche venire legati a sedie, tavole o alle sbarre della prigione e costretti a rimanere in questa condizione per molte ore.
La tortura più comune è il pestaggio, che spesso si interrompe solo quando la vittima perde conoscenza: pugni, calci, schiaffi, ginocchiate e colpi inferti con una svariata gamma di “ausili”, come bastoni di legno o di gomma, manganelli, il calcio dei fucili, canne di bambù e tubi di plastica. In realtà qualsiasi oggetto può essere adatto: libri pesanti, gambe di sedie, manici di scopa, sandali, cinture e altri oggetti di uso comune. Nessuna parte del corpo del prigioniero viene risparmiata, compresa la testa, e di solito, per aumentare il dolore, si colpiscono punti in cui la vittima è già stata ferita.
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